giovedì 24 agosto 2017

Novità / Insegnami ad amare di Elisabetta Graber

Ciao lettori, oggi voglio segnalarvi questo romanzo, "insegnami ad amare" di Elisabetta Graber, la trama mi sembra  molto intrigante...una giovane ragazza, una vita difficile, Los Angeles e l'amore...Beh non manca proprio nulla per un buon romanzo.

TITOLO: Insegnami ad amare
AUTORE: Elisabetta Graber
EDITORE: Book Sprint
PREZZO: € 17,90
PAGINE: 240

Il mio romanzo è la storia di una diciassettenne, Allyson, con una difficile situazione familiare che ha lasciato strascichi nella sua indole più profonda.Ella è fragile e insicura nonostante la tenacia e la voglia di sentirsi adulta e indipendente. Le principali ambientazioni sono due: una Los Angeles brillante e festaiola che accoglie la giovane Allyson, nei panni di una giovane cubista, Electra, nei locali più patinati e alla moda. Qui ci sarà un lungo flash-back iniziale che rintraccia l’origine della permanenza californiana di Allyson e dell’amicizia con Katia, che dovrà, lei stessa, affrontare una vicenda personale molto difficile, legata al suo destino di madre impreparata. Diversa è la situazione a Nashville dove Allyson torna, suo malgrado, e dove incontrerà dopo tanto tempo il fratello Jason, il padre e il giovane Mark, l’unico che dopo Nathan saprà farle battere il cuore.


QUALCHE ESTRATTO



Avevano ordinato tutti da bere e stavano per sedersi ad un tavolo commentando ancora l’incontro a cui avevano assistito, quando Tod esclamò: “Ehi ma quella non è Allyson?”
Si voltò di colpo. Era lei, di spalle, che rideva. Quella sua risata coinvolgente. Ma non era sola: si sporse e vide lui. La guardava e la sorrideva in maniera troppo audace. Le mani gli tremavano, così si alzò.
“Mark non fare casini!”gli ricordò un amico.
“Guarda chi c’è?!” esclamò sarcastico.
Allyson perse di colpo il sorriso.
“Che ci fai qui?”
“Non posso nemmeno venire a bere una birra con degli amici adesso?”
“Sei ubriaco?”domandò lei infastidita e, alzandosi, continuò “Dai Nathan andiamo.”
Ma Mark la bloccò.
“Mark lasciami.” disse con tono fermo, cercando di evitare scenate.
“E’ per lui?”domandò.
“Cosa?”
“E’ per lui che non vuoi stare più con me? Ti sei innamorato di questo qui?”
“Avanti lasciala…”intervenne il ragazzo cercando di fargli allentare la presa, ma Mark gli diede uno spintone, scansandolo via come un moscerino.
“Rispondimi.”continuò guardandola fissa.
“Tu non hai capito niente.”disse lei fredda.
“E allora com’è?”disse strattonandola “Perché mi fai questo?”


Non faceva altro che pensare a quel bacio. La sua pelle sotto le sue mani. E ogni volta era un’emozione unica. Aveva ragione Mark: Katia gli aveva sconvolto la vita a 360 gradi, e forse era giunto il momento di lasciare Jennifer. Si, l’avrebbe fatto quella sera stessa. Prima, però, sarebbe tornato a casa per cambiarsi dopo gli allenamenti. 

Vide fuori casa Katia, con un pantalone della tuta e una maglietta larga. La stava per chiamare: scambiare due effusioni con lei non gli dispiaceva affatto, però, poi, la vide andare incontro ad un ragazzo che l’aspettava fuori dal cancelletto. 
Non sapeva perché, ma si nascose. Non li voleva spiare, ma non voleva nemmeno arrivare lì e interrompere, forse, qualcosa. Entrambi parlavano animatamente, lei stava per andare via, ma lui l’aveva preso per mano, fermandola. Sembravano conoscersi da molto, tra loro c’era molta intimità. Poi si abbracciarono. 
Jason rimase immobile per qualche istante a guardare quella scena. Strinse le mani in due pugni. Poi andò via rinnegando quello che aveva provato fino a quel momento.


Aveva chiesto alla professoressa di arte il permesso di poter andare in bagno: i corridoio erano vuoti, in quanto tutti gli studenti erano nelle proprie aule, e lei sentiva solo il ticchettio dei suoi tacchi a spillo.

Aprì la porta del bagno e si assicurò che non ci fosse nessuno. Si guardò allo specchio intensamente, poi prese dalla sua borsetta un a bottiglietta di vodka.
"Bevendo non farà tornare le cose come prima..." pensò a quelle parole che le aveva detto a casa sua.
Da quel giorno non aveva toccato più nemmeno una goccia di alcool. Si guardava riflessa. Era nervosa. Non voleva più ricordare le sue parole. Per le non dovevano avere importanza. Niente di quello che lui le aveva detto era vero, quindi doveva dimenticare. 
Così, con un gesto deciso, bevve in un solo sorso tutto il liquore, coprendosi la bocca con la mano per cercare di non vomitare il tutto.






"Jason ascolta..." iniziò, ma lui la stroncò immediatamente.

"Stà zitta, non voglio ascoltarti!"
"E invece devi..." disse lei insistendo "...capisco che tu sia arrabbiato con me, ma ci sarà pure qualcosa che posso fare. Ho diciotto anni e riconosco di aver fatto una cosa, anzi forse più cose tremendamente stupide, ma spesso era solo per..."
"...per fare un dispetto a papà, giusto?" continuò lui girando per la stanza "beh sono stanco di vedere che usi papà come alibi per giustificare tutti i tuoi comportamenti. Se la tua vita è una merda non è colpa di papà o Giada: è solo tua!" l'aggredì "Non sei l'unica persona al mondo che ha i genitori separati, e non sei l'unica a soffrire per questo. Anche Kelly ed io abbiamo sofferto e nonostante questo, a nessuno dei due è mai passato per la mente di fare qualcosa di simile a ciò che hai fatto tu! Con la storia di Electra non hai messo a disagio solo papà , se era questo il tuo scopo, ma tutti noi. E la cosa più grave è che mentivi spudoratamente guardandomi in faccia...."

ANNALISA






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